L’Abbazia che resiste al tempo

15 Dicembre 2023 | Cose da vedere, Racconti

Simbolo per eccellenza di San Godenzo è la sua Abbazia, punto nevralgico da cui si snodano le vie e i vicoli, cuore e anima del paese attorno al quale gravita la vita dei cittadini.

L’Abbazia di San Gaudenzio fu costruita nel 1028 per volere del Vescovo di Fiesole Jacopo il Bavaro, in onore di San Gaudenzio, il Santo eremita che, intorno al VI secolo, soleva ritirarsi sulle montagne circostanti per condurre una vita di silenzio e di preghiera. 40 anni dopo il Vescovo Trasmondo consacrò la Chiesa e la affidò ai Monaci Benedettini.

Un momento storico di particolare rilevanza è datato 8 giugno 1302, quando il coro dell’Abbazia ospitò il Convegno degli esuli Ghibellini e Guelfi Bianchi, tra i cui partecipanti è annoverata la presenza di Dante Alighieri. Il Convegno riuniva le nobili famiglie guelfe bianche e ghibelline che, cacciate da Firenze a seguito delle lotte intestine contro i guelfi neri, intendevano trovare un accordo con gli Ubaldini, una potente famiglia del Mugello, che permettesse loro di rientrare in città.

Nel corso dei secoli, l’Abbazia ha vissuto periodi di declino, causati prevalentemente dal progressivo assottigliamento della presenza benedettina, e fu spesso oggetto di modifiche e restauri. Nel 1482, fu inglobata dalla SS. Annunziata di Firenze, successivamente guidata da una comunità religiosa di Serviti fino al 1808, quando l’ordine fu soppresso dai francesi. Riottenuto il titolo di Abbazia nel 1922, è attualmente sotto il vescovato fiesolano.

Dal punto di vista architettonico, l’Abbazia rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Toscana. La facciata in pietra piuttosto spoglia precede un interno vasto e solenne a tre navate con pilastri quadrangolari, un presbiterio sopraelevato e un pulpito risalente al XV secolo. Un importante restauro degli interni fu effettuato nel 1947, a seguito dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale che rasero al suolo San Godenzo, poiché sulla linea gotica, ma risparmiarono l’Abbazia, in considerazione dell’origine bavarese del vescovo fondatore Jacopo.

Tra le opere d’arte conservate al suo interno, spicca la scultura lignea di San Sebastiano di Baccio da Montelupo che nel 2020 è andata in esposizione presso alcuni dei musei più prestigiosi al mondo, tra cui il Louvre di Parigi e gli Uffizi di Firenze. Degno di nota è anche il  polittico di Bernardo Daddi del 1333 composto dalla Madonna al centro con il Figlio in braccio che le accarezza il mento; ai lati San Benedetto, San Giovanni Battista, San Niccolò e San Giovanni Evangelista. Dipinti del XVI secolo, come la Vergine annunziata della scuola di Andrea del Sarto, arricchiscono la collezione, insieme a varie opere di autori anonimi.

San Godenzo è “Terra degli Uffizi” e la sua antica Abbazia rientra tra i luoghi degli “Uffizi Diffusi”, un progetto quinquennale di valorizzazione del patrimonio culturale della regione promosso dalla Fondazione CR Firenze e dalla Galleria degli Uffizi che mira a riportare temporaneamente sul territorio di provenienza una serie di opere appartenenti alla collezione degli Uffizi, in un dialogo continuo tra arte, territorio e comunità.

Quel che è certo è che l’Abbazia ha attraversato secoli di storia, diventando custode silente della memoria di un’intera comunità. La sua presenza imponente e il suo ruolo nella storia locale la rendono non solo un luogo di culto, ma un simbolo di continuità e resilienza che ha superato le sfide del tempo.